SCULTURE - le nostre donne


HIPATIA

scultura in resina - base in legno - altezza cm 61,5 - anno 2019



Il 25, 26 e 27 febbraio 2019 si è tenuto a Granada il II Congresso Internazionale della Facoltà di Filosofia e Lettere dedicato a "Il Libro", un elemento fondamentale nella nostra dedizione professionale e nella nostra vita.

Nell'Aula Magna è stata collocata in maniera permanente la scultura Hipatia dell'artista italiano Guido Angeletti a magnificare l'inaugurazione del congresso da parte del decano della Facoltà di Filosofia e Lettere, Juan Antonio Pérez Tapias. Grande plauso per l'opera Hipatia anche da parte di Alberto Manguel, scrittore, redattore, traduttore e attuale direttore della Biblioteca Nazionale Argentina.

IPAZIA: L’ECO DI UN GRIDO

Martire del fanatismo religioso e del dogmatismo ideologico, ma soprattutto simbolo della libertà di pensiero e dell’indipendenza femminile, la scienziata e filosofa neo-platonica Ipazia, nata e vissuta ad Alessandria d’Egitto (IV-V secolo), ha ispirato molti artisti, che dall’epoca dell’Illuminismo ai giorni nostri le hanno reso omaggio in dipinti, saggi, romanzi e poesie, opere cinematografiche, persino fumetti. Solo per citare qualche esempio, basti pensare all’intenso dramma teatrale del poeta Mario Luzi “Vita di Ipazia”, al potente film “Agorà del regista spagnolo Alejandro Amenábar con l’attrice Rachel Weisz nel ruolo della protagonista, al suggestivo dipinto del pittore preraffaellita inglese Charles William Mitchell, che ha rappresentato la bellissima Ipazia nuda di fronte all'altare di una chiesa cristiana poco prima della sua uccisione (avvenuta, come noto, per mano di cristiani in tumulto o, secondo altre fonti, di monaci parabolani obbedienti a Cirillo, uno dei Padri della Chiesa). A lei è stato addirittura dedicato un commovente murale a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, intitolato “Care of Knowledge” della famosa street artist MP5.

Lo scultore Guido Angeletti – consapevole che in Ipazia si ha l’alta testimonianza del passaggio da un mondo di speculazione astratta ad una più profonda immersione nel reale, fino al sacrificio nella concretezza della vita - ha voluto dare corpo plastico alla tragedia di questa donna luminosa raffigurandola nel momento straziante del suo assassinio, che - paradossalmente per una pagana – è una fine da martire cristiana, spogliata, uccisa con cocci, fatta a pezzi e bruciata. Di lei è raffigurata solo la testa – sede della sua scienza e dei suoi valori che la portarono a straordinarie invenzioni e intuizioni (arrivò a formulare ipotesi sul movimento della Terra, superando probabilmente la teoria tolemaica, come evidenzia il cartiglio che Angeletti fa uscire dalla massa dei capelli) – con il busto trafitto da una croce, la pelle coperta di graffi e ferite profonde, mentre dalla bocca promana un urlo lancinante di dolore, di sgomento e di protesta senza fine, amplificato dallo sguardo verso l’alto spalancato sul vuoto, dai cordoni dei nervi tesi sul collo e sulle spalle, dalle chiome sciolte e irte. Torturata crudelmente, oltraggiata nel pudore, smembrata per fare a pezzi anche la sua femminilità, il suo pensiero, i suoi progetti, i suoi ricordi, quel cielo che è accusata di avere violato, Ipazia per Angeletti è una voce che continua a parlarci forte, ad ammonirci, ad esigere riscatto, capace di aprire le menti e di non inchinarsi a nessuna verità indiscussa.

Realizzata in idroresina patinata a bronzo dorato, quest’opera di impostazione classica e notevole modernità espressiva è una sineddoche – una parte per il tutto – della vicenda di una donna libera e geniale che incarnò l’autonomia della coscienza e la sete di conoscenza del genere umano, oltre che il superamento di assurde discriminazioni di genere. In un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di distinguersi nello studio e tanto meno potevano ambire ad ottenere peso politico e culturale, la sua colpa fu quella di diventare un punto di riferimento per molti divulgando con generosità il sapere scientifico oltre che filosofico, attingendo anche alla saggezza del cuore in parallelo alla libertà dell’intelletto. "Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera"(Adriano Petta e Antonino Colavito in “Ipazia Vita e sogni di una scienziata del IV secolo”, La Lepre, 2004, prefazione di Margherita Hack).

Dotato di rara sensibilità umana e artistica verso le istanze femminili, Guido Angeletti con la sua opera-gioiello dedicata ad Ipazia ci invita a riflettere su come l’essere donna, in una temperie di fanatismo religioso, fu un aggravante per Ipazia (così come lo è per le donne d’oggi costrette ad assoggettarsi totalmente ad un’autorità maschile oltranzista), lei che oltre ad essere leggiadra e indipendente, era astronoma, matematica, musicologa, medico, pensatrice erede della scuola alessandrina, inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio. Di fatto, non poteva essere accettato da religiosi oscurantisti e fondamentalisti che una donna formulasse ipotesi sul funzionamento dell’intero cosmo!

Ancora una volta – e tanto più con questa scultura di impressionante icasticità – Guido Angeletti dà prova di un’abilità artistica in cui il virtuosismo estetico procede di pari passo all’impegno etico, per dare corpo e voce – un grido disperato di cui ancora persiste l’eco – ad una creatura femminile tra le più belle ed intelligenti mai esistite, che ci fa riflettere tuttora sul destino delle donne nonché sull’esigenza di riscatto del loro ruolo. E che secoli dopo quell’assurda morte ci domanda più che mai rispetto, riconoscenza, amore.

Sonia Sbolzani - critico e giornalista




LA GRANDE DONNA

scultura in bronzo patinato - base in legno - altezza cm 77 - anno 2018


Guido Angeletti ha significativamente scelto di intitolare la sua serie dedicata all'universo femminile Le nostre donne: non le “sue”, ma le “nostre”, poiché la rappresentazione del femminino non appartiene se non relativamente al singolo: è sempre riflesso di un sentire ampio, epocale, delle convinzioni più radicate di una civiltà in un determinato contesto storico e culturale. Le diverse opere dello scultore narrano non a caso un femminile contemporaneo, colto nelle sue infinite contraddizioni: una donna fisicamente solida ma flessuosa, spesso dal volto quasi androgino, spavalda e timorosa, concreta e sognatrice; una creatura che non è possibile comprendere in tutte le sue sfaccettature, inaccessibile nella globalità e perciò sfuggente alla possibilità di classificazione.

Claudia Andreotta

specialista in Beni Storico Artistici




ISTINTO FEMMINILE

scultura in resina - base in legno - altezza cm 79,5 - anno 2018


Nella sala del Carroccio del Campidoglio a Roma, il “Convegno Fin da bambina allo specchio“, dedicato all’educazione, allo sviluppo e alle prospettive delle bambine di oggi.

Ospite all’evento il Maestro GuidoAngeletti che porterà una scultura dal titolo “Istinto Femminile” per dare un valore aggiunto all’esperienza che la donna fin da bambina può fare guardandosi allo specchio. Si tratta del fenomeno cruciale in cui ogni donna in fieri si rivolge a se stessa e, per la prima volta, si intravede attraverso il velo delle abitudini infantili, nella loro innocenza, lasciando spazio al complesso nodo psicologico della donna adulta.

L'opera è collocata in maniera permanente nella Biblioteca Casanatense di Roma




INTIMO

scultura in alluminio - base in legno - altezza cm 50 - anno 2016




ENIGMA

scultura in bronzo - base in legno - altezza cm 49 - anno 2017


L'universalità della seduzione porta con se l'universalità degli enigmi. Toril Moi (2002) ha scritto: "E' tempo di rinunciare alla fantasia di trovare la chiave per l' "enigma della femminilità". Le donne non sono sfingi. Non c'è enigma da risolvere. "Forse la donna del terzo millennio vuole essere pensata, come emerge dalla scultura di Angeletti, come una persona nelle sua interezza, non ai margini del pensiero come "il diverso ed enigmatico" ma come un essere alla pari nel complesso concerto umano. Questa proposta porterà a teorie innovative che metteranno l'enigma nel suo carattere universale dell'esistenza e lo libereranno dagli echi di una fantasia socioculturale.

Mariapia Ciaghi

editrice




SUSSURRO

scultura in bronzo patinato - altezza cm 74,3 - anno 2018





SOGNATRICE

scultura in alluminio - base in legno - altezza cm 52,5 - anno 2017

Sarai la sognatrice

solitaria e silenziosa,

l'aurora ti sveglierà

ogni giorno più bella

Manuel Palacios





RELAZIONI

scultura mobile in ceramica - base in marmo cm 36x36 - altezza cm 22 - anno 2016




LA STESSA MANO

scultura in bronzo patinato e alluminio - base in legno - altezza cm 43,5 - 2017




LA PREDA

scultura in bronzo e alluminio - base in legno - altezza cm 29 - 2017




CEREATIVA

scultura in alluminio - base in legno - altezza cm 59,5 - anno 2017




ORGOGLIO

scultura in resina - base in legno - altezza cm 67,7 - anno 2018




LA DONNA CHE CAMMINA

scultura in bronzo - base in legno - altezza cm 44,5 - anno 2017







LIBERA?

scultura in bronzo - altezza cm 53 - anno 2017




MASCHERE

scultura in alluminio - base in legno - altezza cm 57,5 - anno 2017




TABU'

scultura in bronzo - base in legno - altezza cm 67,5 - anno 2017



LACRIMA

scultura in alluminio - base in legno - altezza cm 43 - anno 2017