Guido Angeletti scultore e designer



CHI SONO


Guido Angeletti, scultore, pittore e orafo.

“L’esperienza maturata nella creazione di gioielli in vari metalli mi ha condotto a realizzare le sculture recenti in alluminio e bronzo con l’intento di voler congelare nella materia più durevole un pensiero o un’idea”.

Nato a Bologna il 24 ottobre 1954, dopo esperienze come designer e realizzatore di gioielli artistici, la sua passione per la scultura lo porta ad iscriversi all’ Accademia di belle Arti di Bologna, dove consegue il Diploma Accademico in scultura nel 2004.

Nell’ultimo periodo concentra la sua attenzione creativa sul mondo femminile. Da questo è nato un gruppo di opere, dal titolo “Le Nostre Donne” che vogliono evidenziare alcuni aspetti della condizione della donna ed il suo ruolo nel mondo di oggi.

Queste sculture, fuse in allumino e bronzo con la tecnica della cera persa, o realizzate in altri materiali, risentono, nella finitura delle superfici, delle precedenti esperienze nel campo del gioiello artistico. Ecco quindi che la materia prende vita attraverso il gioco plastico di curatissime lucidature a specchio alternate a testurizzazioni e patinature classiche o originali che caratterizzano una delle peculiarità espressiva dell’artista.




MOSTRE


1999: Rassegna a Soggetto Sacro “Dedicato a San Luca” c/o la Sala di Città a San Lazzaro (BO) (15 - 30 dicembre)

2000: Rassegna a Soggetto Sacro c/o il Chiostro Benedettino della chiesa di Santo Stefano a Bologna

2001: Premio nazionale di pittura e scultura “Rotonda 2001” c/o la Casa della Cultura a Livorno

2001: Concorso di scultura “Acqua” indetto dall’Ospedale Rizzoli a Bologna

2002: Concorso “Il Fiocinino” bandito dal comune a Lagosanto (FE)

2002: 14° concorso internazionale di scultura su legno “Il Mistero dei Monti” a Madonna di Campiglio (TR) (23 - 31 agosto)

2016: Personale di pittura e scultura c/o l’Ex Palazzo Comunale a Castiglione della Pescaia (GR) (14-22 agosto)

2017: Collettiva “Il Ritorno delle Muse dal Mare” c/o la Base Logistico Addestrativa dell’ Esercito a Cefalù (PA) (20 luglio - 16 agosto)

2017: Collettiva “Il Volo dell’Anima Artistica” c/o la Casa dell’ Aviatore Circolo Ufficiali Aeronautica Militare a Roma (8 - 23 settembre)

2017: Personale “Le Nostre Donne” c/o il Centro Civico a Bolgheri (LI) (14 - 20 settembre)

2017: Personale “Le Nostre Donne” c/o la galleria "Spazio Grafico" a Massa Marittima (GR) (1 - 10 ottobre)

2017: Collettiva “Soul in the Art” c/o la "Ipso Arts Gallery" a Perugia (7 - 17 dicembre)

2018: Selezionato per l’ esposizione di alcune mie sculture in occasione della presentazione dello yacht “Custom Line 120” c/o i Cantieri Ferretti a La Spezia (Febbraio)

2018: Bipersonale “Le Nostre Donne” c/o MUKY, Loggetta del Trentanove a Faenza (10 - 11 marzo)

2018: Collettiva “Le Tre SSS” - Simboli,Segni e Sogni c/o "Galleria Spazio 40" a Roma (24 - 29 marzo)

2018: Personale “Le Nostre Donne” c/o "Essenza di San Miniato" a San Miniato (LU) (7 - 14 aprile)

2018: Collettiva “On Tour London” c/o "The Royal Opera Arcade Gallery" a Londra (21 - 26 maggio)

2018: Collettiva “On Tour Dolomiti” c/o "Zot Art Space" a San Cassiano in Badia (21 - 28 luglio)

2018: Selezionato per la presentazione della mia scultura “Istinto Femminile” a Roma in Campidoglio in occasione del convegno “Fin da bambina allo specchio” (24 ottobre)

2018: Personale “L’ Arte Illuminata” di sculture e gioielli d’arte c/o la galleria “Punto G” di Pietrasanta (dicembre)

2019: Selezionato per la presentazione e l’esposizione permanente della mia scultura “Hipatia” al secondo congresso internazionale “El Libro” c/o la facoltà di lettere e filosofia di Granada (25 - 27 febbraio)

2019: Personale “L’ Arte Illuminata” di sculture e gioielli d’arte c/o "Spazio Micro" a Roma (5 - 19 aprile)

2019: Selezionato per l’esposizione permanente della mia scultura “Istinto Femminile” negli spazi della “Biblioteca Casanatense” di Roma (Maggio)

2019: Personale “L’ Arte Illuminata” di sculture e gioielli d’arte c/o la galleria “Punto G” di Pietrasanta (maggio - mostra permanente)

2019: Personale “L’ Arte Illuminata” di gioielli d’arte c/o la galleria “Punto G” di Pietrasanta (1 - 15 giugno)

2019: Collettiva "VII Biennale Artemidia" c/o l' Ambasciata di Bulgaria a Roma (17 - 18 ottobre)

2019/2020: Collettiva “Il luogo degli inganni”, esposizione annuale c/o la "Cappella Orsini" a Roma







PREMI


-2018: Selezionato per l’ esposizione di alcune sculture alla presentazione dello yacht

“Custom Line 120” c/o i Cantieri Ferretti a La Spezia (Febbraio)

2018: Selezionato per la presentazione della scultura “Istinto Femminile” in Campidoglio a Roma in occasione del convegno “Fin da bambina allo specchio” (24 ottobre)

-2019: Selezionato per l’esposizione permanente della scultura “Hipatia” presso Università di Granada (febbraio)

-2019: Selezionato per l’esposizione permanente della scultura “Istinto Femminile” negli spazi della “Biblioteca Casanatense” di Roma (maggio)


RECENSIONI

IL FEMMINILE CONTEMPORANEO

Dalle veneri del paleolitico, sculture-idolo che identificano la donna come terra e madre e quindi come forza generatrice, al sorriso ineffabile delle korai greche, ai corpi perfetti della statuaria classica, nei quali la sensualità è sublimata in una suprema grazia, agli sguardi insieme rassicuranti e temibili delle icone bizantine, alle fantasmatiche preziosità materiche delle principesse del gotico internazionale, ai volti eterei del rinascimento, all’opulenza invitante delle carni barocche, all’enigma delle forme sinuose delle figure simboliste, ai corpi deformati e scomposti, segno della nuova totale visione del reale e della donna che caratterizza tutta l’arte contemporanea…

…qualsiasi forma di espressione artistica nel corso della storia ha rappresentato la figura femminile.

Ogni società, dalla meno organizzata alla più evoluta, che abbia voluto lasciare testimonianza di sé attraverso l’arte ha declinato di volta in volta il femminile come divinità, mito, madre, forza, energia, mistero, simbolo della vita, del bene e della bellezza assoluti ma anche dei loro opposti, morte, male, bruttezza, donna madre-Vergine ma anche strega-Diavolo, l’eterno binomio eros-thanatos.

Guido Angeletti ha significativamente scelto di intitolare la sua serie dedicata all’universo femminile Le nostre donne: non le “sue”, ma le “nostre”, poiché la rappresentazione del femminino non appartiene se non relativamente al singolo: è sempre riflesso di un sentire ampio, epocale, delle convinzioni più radicate di una civiltà in un determinato contesto storico e culturale. Le diverse opere dello scultore narrano non a caso un femminile contemporaneo, colto nelle sue infinite contraddizioni: una donna fisicamente solida ma flessuosa, spesso dal volto quasi androgino, spavalda e timorosa, concreta e sognatrice; una creatura che non è possibile comprendere in tutte le sue sfaccettature, inaccessibile nella globalità e perciò sfuggente alla possibilità di classificazione, alla rassicurante certezza di una nomenclatura scientifica. La donna equivale quindi al mistero, elemento che lo stesso Angeletti ha indicato come primario nella sua narrazione del femminile.

Ci si ricollega al simbolismo, prima corrente artistica che ha identificato il mistero, l’inconoscibile quale essenza della donna: eroina nera della negazione della ragione positivista che tutto ordina e domina, incarnazione dell’istinto che non si può controllare e quindi destabilizza la società. E’ la femme fatale che affascina, incanta, seduce, distribuendo con la stessa sublime indifferenza piacere e morte. Come scrive lo psicanalista Enrich Neumann nel suo studio sulla realtà simbolica della Grande Madre “se il mondo, la vita, la natura, la psiche sono stati esperiti come Femminile che genera e nutre, protegge e riscalda, anche i loro opposti vengono percepiti nell’immaginario del femminile: morte, distruzione, pericolo e bisogno, fame, mancanza di protezione sono vissuti dall’umanità come un soggiacere alla madre oscura, terribile”. Non esiste mistero più insondabile.

Ma l’epoca simbolista è anche il tempo di Casa di bambola di Ibsen (1879), dove l’inquietudine raggiunge il massimo grado nella persona di Nora, la donna che rifiuta di ridurre la propria esistenza ai ruoli stabiliti di moglie e madre: un elemento ben più pericoloso dell’implacabile seduttrice che divora l’uomo attraverso il desiderio fino a renderlo schiavo in un cieco, idolatrante annullamento. L’opposizione alle regole da parte dell’elemento femminile genera in ogni società paura da parte dell’establishment maschile, sia esso religioso, familiare o politico: e la ribelle viene allora punita, obliterata, ridotta violentemente dal massimo di forza oppositrice al minimo della volontà, trasformata in un essere dimezzato e sottoposto alla cattura fisica ed alla cattività psicologica. Questo lato debole emerge in un’opera come La Preda, ma tutte le sfaccettature e le contraddizioni del femminile emergono dalle figure di Angeletti.

Alla donna tentatrice, ingannatrice, che opera attraverso la malia per portare a termine i suoi scopi è legato anche un altro tema dello scultore bolognese, ovvero la maschera: esibito con evidenza nella scultura intitolata Maschere, più velatamente richiamato in “Intimo” (in cui gli occhi sono velati da una benda), in Lacrime (nella quale una parte del volto è “mascherata” nel senso di “celata alla visione” da un elemento curvilineo) e in Enigma (dove un secondo viso che emerge a lato del capo è, a tutti gli effetti, una maschera). In Maschere i due volti sovrapposti alla figura sono a tutto tondo e suggeriscono richiami ancora una volta cari al simbolismo: si tratta forse di una novella, moderna, impenetrabile Giuditta fiera della sua affermazione di sé? O più propriamente di una Salomé, una Salomé che non indossa una sfolgorante corazza di gioielli ma è gioiello essa stessa nella lucentezza della sua patina? (Non va dimenticato che Angeletti nasce come orafo). Ma qui non è la seducente figlia di Erodiade, ritratta da Wilde con la tiara dell’anticristo, non appare il torbido misticismo dell’Apparizione di Moreau o la crudeltà raffinata e priva di orpelli di Beardsley, la testa non è quella del Battista, una testa altrui, ma qualcosa che nasce dall’interno, dalla carne stessa della protagonista. Una rinnovata rivisitazione dei vangeli apocrifi che vogliono la stessa Salomé morire per decapitazione: la figura non reca con sé la sua vittima, reca se stessa in quanto vittima, si fa portatrice di angosce legate ad una situazione di personale, segreto disagio e insieme delle difficoltà, della crisi globale di un ruolo femminile che non si riconosce più negli stereotipi imposti dalla società. O meglio porta (e sopporta o cerca di sopportare) una molteplicità di ruoli, di maschere difficile da indossare, da sostenere, così come da togliersi, da smettere di indossare.

Maschere è infatti costruita su una fitta rete di corrispondenze, reiterazione, di doppi: la presenza non di uno, ma di due volti sovrapposti alla figura moltiplica le referenzialità, le ambiguità, i limiti tra finzione e realtà, gli scambi tra ritratto e maschera, tra la maschera stessa e la nudità della figura.

I concetti di maschera e nudità introducono ad un riferimento molto caro allo scultore, ovvero a Pirandello, in particolare alla raccolta dei testi teatrali intitolata “Maschere nude”: la maschera cela il sé più profondo agli altri ma soprattutto a noi stessi e ci porta o alla frammentazione dell’io che si perde nella confusione assoluta o alla ricerca devastante e profonda del proprio essere. E non a caso nell’opera di Pirandello sono le donne a rinunciare alle maschere imposte dalla società, pagandone le conseguenze. Angeletti attraverso le sue opere riflette anche sull’altro tema pirandelliano del “doppio”, che è in rapporto biunivoco, sinonimico con la maschera: è doppio la Donna che cammina, lo stesso corpo unito ma scisso nel quale le due metà sono rimontate senza coincidere, così da costruire l’ossimoro di una figura che va nello stesso momento in due direzioni opposte. Ancora una volta la donna in bilico tra contraddizioni, realtà inconciliabili che cerca testardamente di far convivere in una unica dimensione. Ma, come dimostra Pirandello, anche se si cerca di dominarlo come furbescamente e poi disperatamente fa Mattia Pascal, il doppio e le sue generazioni infinite si possono concludere solo nella inevitabile disintegrazione in uno, nessuno, centomila.

Ed è la metamorfosi indotta nell’io dal doppio a generare le linee deformate ed elegantemente sinuose di opere come Sognatrice e Libera?, tra le più interessanti di questa serie. Libera? in particolare sembra sintetizzare -in una composizione che esula da una troppo aperta narrazione e resta in bilico tra movimento e stasi- volontà e impossibilità, ribellione e sottomissione: l’antinomia delle Nostre donne.

Claudia Andreotta

specialista in Beni Storico Artistici



LE DONNE DI GUIDO

Le opere dello scultore-orafo Guido Angeletti sono una sintesi eloquente di cosa significhi potenza plastica associata all’urgenza della contemporaneità. E cosa c’è di più pressante oggi della condizione della donna e del suo ruolo in questo mondo?

Nella loro apparente spontaneità e immediatezza queste sculture lucenti come gioielli sono rivelatrici di un forte spirito innovatore innestato su una fine sensibilità, che trova la sua cifra elettiva nella semplicità e nella purezza delle linee, nel tentativo di rompere schemi mentali preconcetti per ridare respiro alle forme ed ai pensieri. Per Angeletti non è tanto la materia, sebbene evoluta, a rendere moderno un oggetto, quanto la sua costruzione nello spazio attraverso nuove modalità, slanci vitali, palpiti universali. Ecco perché la sua arte attira sia l’osservatore più aperto e smaliziato, intollerante di ogni retorica, sia un pubblico avvezzo alle convenzionalità del gusto.

In effetti, pur rifacendosi a modelli noti, Angeletti sembra ricercare soluzioni originali coniugando nitidi stilemi classicisti con tentazioni simboliste ed espressioniste. Tanto più che in lui la fantasia non è meno imperiosa della ragione, né meno ardita della perizia tecnica delle sue mani (il metodo prediletto è quello della fusione in allumino e bronzo con la tecnica della cera persa).

Le sue donne, in particolare, possiedono un’aura metafisica, talvolta idealizzate nel mito o esaltate come apparizioni poetiche, talaltra trasfigurate in un sogno ad occhi aperti sulla realtà quotidiana, mai rinnegate, nemmeno quando in apparenza evocano geometrici manichini. Ferme nel loro dinamismo volumetrico (il che suona quasi un ossimoro), palesano una tensione drammatica poderosa, sorvegliata tuttavia da forme ligie ad un precetto stilistico che nasce da un’intima persuasione.

Dai suoi materiali (metalli, ma anche vetroresina) Angeletti trae un microcosmo pulsante che a volte pare lanciare un urlo e a volte chiudersi nel silenzio pudico dei sentimenti, in cui ogni tratto è concepito per offrire testimonianza di umanità e verità.

In queste sculture, dove le lucidature a specchio si alternano a testurizzazioni e patinature classiche, si avverte sovente l’eco di un conflitto fra due opposti, permanenza e caducità, bene e male, vero e falso… E su questi profondi dissidi l’artista ha definito la propria identità culturale ed emotiva, in un dialogo con la natura femminina che scaturisce dall’inconscio, ovvero dai più profondi recessi della memoria atavica, per affidarsi ad allusioni metaforiche che attingono al presente.

Angeletti dimostra così come la sua arte abbia qualità estetiche pari a quelle morali, superando la durezza della materia e affidando ad essa i moti di persone dalla forza antica, la cui energia è quella dell’eterna lotta della libertà con le costrizioni, della autonomia di pensiero nella dinamica soggettiva con i problemi di ogni giorno.

L’amore disinteressato per ogni creatura vivente, nella fattispecie “le nostre donne” nella loro fragilità, ma anche nella loro potenzialità creativa infinita, è il fil rouge di queste preziose opere, che racchiudono situazioni spesso ardue e figure intimamente complesse in una dimensione di purezza e semplicità che invita al riscatto.

Sonia Sbolzani

critico e giornalista


CONTATTI

Contattami per informazioni sulle opere e sulle prossime esposizioni.

Guido Angeletti | scultore

“L’esperienza maturata nella creazione di gioielli in vari metalli mi ha condotto a realizzare le sculture recenti in alluminio e bronzo con l’intento di voler congelare nella materia più durevole un pensiero o un’idea”.